Di questo film avevo scritto qualcosina già qualche giorno prima della notte degli Oscar, ossia prima che venisse premiato con l’Academy Award per il miglior film.

Premio che ha lasciato basiti molti commentatori, ma su cui personalmente avevo azzardato una scommessa nel toto-Oscar di quest’anno.

Non perché il film fosse un capolavoro, beninteso. Piuttosto perché CODA aveva tutto quel che serviva per mettere d’accordo la congrega buonista dell’Academy: l’atmosfera indie (ma non troppo), i buoni sentimenti, le minoranze che lottano (pacatamente) per l’inclusione e soprattutto il successo commerciale, non tanto di sala, ma di “cassetta” (il film è stato comprato da Apple per la sua piattaforma alla cifra più alta mai spesa da un distributore per un film Sundance).

Cosa invece abbiano visto all’Academy per dare a CODA il premio per la miglior sceneggiatura è ancora un mistero, considerato che si tratta niente più che di un remake di un precedente film europeo praticamente identico.

Ad ogni modo, ne avevo scritto qui su OndaCinema, recensione poi aggiornata dopo la notte degli Oscar.