È tempo di bilanci, dunque. E dopo le letture dell’anno passerei all’elenco degli articoli, recensioni, approfondimenti che ho scritto nel corso del 2021. Come al solito con una funzione riassuntiva utile più al sottoscritto che a chiunque altro, ma tant’è.

Quest’anno, complice la mia pigrizia, non metterò nemmeno i link, tanto son tutte cose già passate su questi lidi (nella sezione ho scritto cose).

***

Partirei da OndaCinema e dalla recensione che in realtà avevo scritto a dicembre dell’anno scorso, ma che – non ricordo perché – non avevo segnalato nel bilancio di fine 2020. Ad ogni modo, Greyhound – Il nemico invisibile è uno dei due film che hanno inaugurato un anno fa la categoria ho scritto cose, insieme a Your Turn, documentario brasiliano recuperato sulla sempre preziosissima piattaforma di cinema d’essai Mubi.

Su un’altra piattaforma, AppleTV+, decisamente più commerciale ma non meno attenta alla qualità dei (pochi) prodotti che rilascia, è passato un altro interessantissimo documentario, Boys State, da me debitamente sviscerato.

Poi due recensioni di due film presentati in anteprima italiana al Trieste Film Festival: il documentario rumeno Acasa, My Home e il lungometraggio sloveno, decisamente sui generis, Antigone, How Dare We!, animato dall’invadente e mai banale presenza di Slavoj Žižek.

Un recupero di un film del 2020 (in realtà già visto in quell’anno, ma rivisto per l’occasione) è stato quello di Ma Rainey’s Black Bottom, del quale ho scritto in occasione della notte degli Oscar, ove alla fine, contrariamente alle previsioni (tra le quali, pure le mie), il film non è stato per nulla protagonista (ha vinto “solo” i premi tecnici per il trucco e per i costumi e non invece quelli per la recitazione – è sfumato pure l’Oscar postumo a Chadwick Boseman che molti davano per scontato, soprattutto l’Academy che aveva lasciato per ultima quella premiazione sperando che diventasse un omaggio all’attore prematuramente scomparso).

Dopo l’abbuffata degli Oscar, di nuovo un tuffo nel contesto festivaliero con le recensioni di Paolo Cognetti – Sogni di Grande Nord (dal Trento Film Festival, che ha da sempre una focalizzazione quasi esclusiva per la montagna, l’avventura e la natura), di President (dal Biografilm, celebratore di vite) e infine di Voice of Silence (dal FEFF, il festival friulano dedicato al cinema dell’Estremo oriente).

Dalla sala, poi, un documentario come Fellinopolis, un tuffo nella seconda metà del Novecento con Dovlatov – I libri invisibili e Quo vadis, Aida? (il film sul massacro di Srebrenica che ha trionfato agli EFA, i cosiddetti Oscar europei) e nell’attualità con Allons enfants e The Cave (rispettivamente ambientati nella Francia spaventata dal terrorismo e nella Siria funestata dalla guerra civile).

Come sempre, però, gli articoli di maggior soddisfazione sono stati quelli di maggiore approfondimento storico-critico: per le Pietre Miliari di OndaCinema, in questo 2021 ho avuto l’occasione (e l’onore) di occuparmi di due capolavori come Fitzcarraldo e Ladri di biciclette. Quest’ultimo anticipato da un breve saggio di approfondimento che ho scritto a scopo introduttivo (Un’introduzione al Neorealismo).

Un altro approfondimento è stato l’ultimo mio pezzo dell’anno scritto per OndaCinema, una carrellata sulle diverse rappresentazioni che l’Antigone di Sofocle ha avuto sul grande schermo, con particolare focalizzazione su due film in particolare, girati da due registe donne a circa cinquant’anni di distanza l’uno dall’altro: L’Antigone al cinema, da Liliana Cavani a Sophie Deraspe.

Ma se di grande soddisfazione sono stati gli articoli di ampio respiro, devo dire che vado molto fiero anche di un mio piccolo contributo allo Speciale Traiettorie di OndaCinema intitolato La danza nel cinema contemporaneo. Un breve commento alla scena di ballo di un film controverso – ma a mio modo di vedere efficacissimo – come Climax, di Gaspar Noè. In un intreccio di analisi filmica e poesia, la celeberrima Spleen di Charles Baudelaire si è fusa alla perfezione con le mie parole che cercavano di dare conto delle sensazioni provocate dalla visione di quella sequenza.

***

Per CineLapsus, che, come forse ho già detto, ha una vocazione quasi esclusivamente festivaliera, ho scritto non molti articoli, quest’anno, ma quasi tutti, appunto, di film proiettati ai festival a cui ho partecipato, fisicamente o a distanza.

Dal Trieste Film Festival ho scritto dei film Blocus, Town of Glory e Nails in my Brain (quest’ultimo di Hilal Baydarov, regista dell’Azerbaijan che ho intervistato per OndaCinema – di questo pezzo metto qui il link solo perché non si trova nella sezione ho visto cose, e tra qualche tempo, sicuramente, di ciò me ne sarò dimenticato pure io).

Poi una recensione de Il buco di Michelangelo Frammartino, che è vero che era in concorso a Venezia, ma che in realtà ho avuto modo di vedere durante la (immediatamente successiva) distribuzione in sala, sull’onda del successo riscontrato in laguna, ove si è aggiudicato il Premio speciale della giuria.

Infine, dal Torino Film Festival, l’interessantissimo e soprattutto importantissimo documentario israeliano The First 54 Years, opera davvero utile a (tentare di) comprendere almeno un piccolo tassello della complessa e complicata questione palestinese, quello della gestione da parte degli israeliani dei territori occupati.

***

Infine, per L’ultimo Spettacolo – un blog che quest’anno ho colpevolmente trascurato, ma a cui sono affettivamente legato, avendo contribuito a crearlo – ricordo innanzitutto la recensione di Family Romance, LLC di Werner Herzog, un regista che dopo avermi accompagnato a lungo, tra fine 2020 e inizio 2021, per una maxi retrospettiva-ripasso, sarà protagonista anche di questo 2022, per un piccolo progetto che ho in ballo.

Una recensione più leggera e spensierata (e legata ai miei ricordi d’infanzia) è stata invece quella del film Netflix Il divin codino, ispirato alle gesta (e alle sfighe) di Roberto Baggio.

***

Insomma, un altro anno di soddisfazioni, anche se un po’ meno produttivo dell’anno precedente.

E ora è tempo di pensare al 2022.