Iniziamo i consueti bilanci di fine anno partendo dalle letture.

Il 2021 non è andato malissimo, anche se registro un calo rispetto all’anno precedente (ma ormai è una costante, ahimè). Forse (anzi, sicuramente) perché guardo troppi film e leggo (in confronto) pochi libri. Forse perché il tempo libero a disposizione si assottiglia man mano che passano gli anni. Forse perché quest’anno ho ripreso con una certa costanza l’attività fisica e sportiva che nel 2020 pandemico avevo quasi del tutto abbandonato (ma del resto mens sana in corpore sano).

Ad ogni modo, i romanzi, racconti, saggi, ecc. che ho letto (e in qualche caso riletto) quest’anno, suddivisi per macro-categorie (che sono del tutto mie) sono i seguenti:

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Classici

Antigone, di Sofocle (Rizzoli, trad. di Franco Ferrari)
Antigone, di Sofocle (Einaudi, trad. di Massimo Cacciari)
Antigone, di Vittorio Alfieri
Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes (Einaudi)
Frankenstein, ovvero Il moderno Prometeo, di Mary Shelley (Garzanti)
I sette a Tebe, di Eschilo (Newton & Compton)
Le fenicie, di Euripide (Newton & Compton)
Prometeo incatenato, di Eschilo (Newton & Compton)

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Narrativa contemporanea

Le otto montagne, di Paolo Cognetti (Einaudi)
Senza mai arrivare in cima, di Paolo Cognetti (Einaudi)

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Cinema

24 fotogrammi per una storia del cinema essenziale ma esaustiva, di Giampiero Frasca (Dino Audino Editore)
Autobiografia di uno spettatore, di Italo Calvino (Einaudi)
Fare un film, di Federico Fellini (Einaudi)
Federico Fellini, di Mario Verdone (Il Castoro)
Il cinema italiano, di Antonio Costa (Il Mulino)
Il cinema neorealista italiano. Storia economica, politica e culturale, di Gian Piero Brunetta (Laterza)
Incontri alla fine del mondo, di Werner Herzog, Paul Cronin (Minimum Fax)
La conquista dell’inutile, di Werner Herzog (Mondadori)
Vittorio De Sica. Ladri di biciclette e ladri di cinema, di Italo Moscati (Castelvecchi)
Vittorio De Sica. Ladri di biciclette, di Giaime Alonge (Lindau)
Vittorio De Sica. Un maestro chiaro e sincero, di Giancarlo Governi (Bompiani)
Werner Herzog, di Fabrizio Grosoli, Elfi Reiter (Il Castoro)

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Altri saggi

Il tennis come esperienza religiosa, di David Foster Wallace (Einaudi)
L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza dell’essere umano, di David Foster Wallace (Minimum Fax)
Le Antigoni, di George Steiner (Garzanti)
L’universo invisibile, di Lisa Randall (Il Saggiatore)
Tennis. 100 anni di storie, di Luca Bottazzi (De Vecchi)

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Sono esclusi i libri abbandonati, letti solo in parte o non terminati (che spero confluiranno nel bilancio di fine 2022).

Il libro fisico prevale sull’ebook (15 vs. 12).

Come ormai d’abitudine, i saggi di cinema la fanno da padrone.

E poi c’è l’immancabile libro divulgativo di fisica astronomico-quantistica (uno all’anno è d’obbligo).

Tre saggi sul tennis, visto che quest’anno, parafrasando Nick Hornby (o quanto meno i suoi editori italiani), è stato l’anno della febbre a 91 (che sarebbe l’altezza della rete, in centimetri, al centro di un campo da tennis, ndr).

Sul fronte narrativo, più classici che contemporanei. Due grosse lacune finalmente colmate (Frankenstein e il Don Chisciotte). E poi un ripassone dell’Antigone, in varie traduzioni e rivisitazioni… un libro che non rileggevo dai tempi dell’università e in particolare dal corso di Giustizia Costituzionale del Prof. Zagrebelsky (e quindi almeno  da una dozzina d’anni).

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Con la speranza di fare meglio il prossimo anno e invertire il trend calante (ma lo dico tutti gli anni)…