Non è humour nero, e nemmeno sarcasmo, ci mancherebbe.

Semplicemente, mentre cercavo un’immagine-copertina a tema “2020” mi sono imbattuto in un video, pubblicato il 31.12.2019, che si affannava a spiegare perché il 2020 sarebbe stato l’anno migliore di sempre. Farebbe sorridere, se non fosse che quest’anno c’è veramente poco da ridere.

È una di quelle previsioni talmente sballate da risultare commoventi. Una previsione che fa il paio con quella – celeberrima – dei fratelli Lumière, che dopo aver inventato il cinematografo ebbero a dire che quella era un’invenzione senza futuro.

Per fortuna non è andata così (per il cinema, intendo), altrimenti di che starei a parlare oggi? Mi sarei dovuto inventare un’altra passione, non che avrei avuto difficoltà a farlo, beninteso.

Ad ogni modo, bando alle divagazioni, e comincerei con questo post di sintesi in cui provo a ricordare e riepilogare quanto ho scritto quest’anno sui vari siti, blog, webzine che mi permettono di scrivere cose.

Del resto, questo spazio è nato proprio con questa finalità, come ho avuto modo di dire altrove.

Mi limiterò alle cose più interessanti e/o che mi sono riuscite meglio, ovviamente nel mio piccolo.

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Partendo da L’ultimo Spettacolo, a inizio anno mi ero lanciato con un Breve viaggio nell’horror classico, che non stava neanche venendo male, ma che ho abbandonato dopo la seconda puntata delle tre di cui doveva essere composto (raramente non porto a termine le cose che inizio, ma questo è uno di quei casi).

Due recensioni brevi, ma in cui credo di aver scritto qualcosina di interessante (sempre nel mio piccolo), sono quelle di 1917 e di Tenet, mentre una più corposa è quella di Jojo Rabbit. E ancora: una recensione seria di Agarrando pueblo, un cortometraggio che pochi conoscono (ma che consiglio spassionatamente, in particolar modo a chi si è trovato a ragionare di documentari, verità, finzione, ecc.); e una semiseria di un blockbusterone come Shark – Il primo squalo. Le altre sono trascurabili (e se me lo dico da solo…).

Sul fronte festivaliero – necessariamente in modalità online – segnalo lo speciale sul Biografilm versione #iorestoacasa (che in realtà era un’anticipazione del Festival vero e proprio). E poi il post sul Biografilm 2020, quello vero, per l’appunto.

Tra le varie ed eventuali, ricordo il post sui film a episodi di Federico Fellini (nell’anno del centenario qualcosa si doveva pur dire, oltre a rivedersi tutti i film), e quello del giro del mondo con Werner Herzog.

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Per CineLapsus nel 2020 ho scritto 13 recensioni. Marco, il capo-redattore, è un tipo abbastanza esigente (e fa bene): non si pubblica sotto le mille parole. Quindi ci va un minimo di approfondimento. E ovviamente non devono essere parole buttate a caso.

Tra quelle che ritengo mi siano venute meglio ci sono un paio di recensioni di film visti su piattaforme di streaming. Il primo su Mubi, che centellina perle tanto sconosciute quanto spesso di rara bellezza, come Workers di José Luis Valle. Il secondo, invece, l’ho scovato tra i meandri del dispersivo catalogo Netflix: Houston We Have a Problem!, di Žiga Virc.

Mi sono poi lanciato con l’analisi di un film di Truffaut, Le due inglesi. Non è di certo tra le sue opere più conosciute, ma non ho potuto fare a meno di scriverne, non senza aver prima letto il libro da cui è tratto, un romanzo di Henri-Pierre Roché (lo stesso che aveva scritto Jules e Jim).

Di grande soddisfazione anche il dittico di recensioni su Patricio Guzmán, Nostalgia della luce e La memoria dell’acqua, primi due capitoli della più recente trilogia che il grandissimo documentarista cileno ha dedicato al suo Paese e al tema della memoria, a decenni di distanza dal golpe di Pinochet.

Verso fine anno ho poi fatto parte della squadra di “inviati” – rigorosamente dal divano di casa – per il 38° Torino Film Festival, con quattro recensioni, tra cui quella del film che ha vinto nella sezione Internazionale di TFF.doc, The Last Hillbilly.

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Venendo infine a OndaCinema (last but not least, of course), delle 17 recensioni che ho scritto per la webzine con cui ho avuto l’onore di iniziare a collaborare segnalo due piccole perle anche in questo caso reperite su Mubi (A Russian Youth e The Dead and the Others) e alcune coperture festivaliere: dal Biografilm, il documentario My Rembrandt, che è facile intuire di cosa parli; dallo ShorTS di Trieste Il grande passo di Antonio Padovan, lungometraggio che ha aperto un festival dedicato ai cortometraggi (e che poi è uscito al cinema); dal Trento Film Festival (sempre in modalità online) le recensioni di Cholitas, che si è aggiudicato il premio del pubblico, e La Cordigliera dei sogni, il terzo dei lungometraggi dedicati da Guzmán al Cile nella sua più recente trilogia (già citata).

Tre recensioni arrivano dalla Mostra del cinema di Venezia (Conference, Spaccapietre e Molecole, questi ultimi due approdati subito dopo al cinema).

E poi due Netflix Original di un certo valore: uno della passata stagione – Il re, di David Michôd – e uno di quest’anno, Il processo ai Chicago 7, che probabilmente dirà la sua in più di qualche categoria nella prossima – si presume mutilata – edizione degli Academy Awards.

Un ripassone esagerato di tutta la filmografia di Werner Herzog mi ha consentito di scrivere con un minimo di cognizione di causa degli ultimi due documentari del grandissimo e estremamente prolifico cineasta bavarese: Nomad – In cammino con Bruce Chatwin (uscito al cinema pochi giorni prima della seconda chiusura delle sale) e Fireball: messaggeri dalle stelle (che invece è stato rilasciato direttamente in streaming, in esclusiva sulla piattaforma di Apple).

Ma le più grandi soddisfazioni sono arrivate dall’aver portato a termine due di quelle che su OndaCinema chiamano “Pietre miliari”. Si tratta di recensioni estremamente approfondite (quasi un saggio breve) di film che hanno avuto una grande importanza nella cinematografia del Novecento: le mie scelte, previa votazione della redazione, sono ricadute su Blow Out di Brian De Palma e Easy Rider di Dennis Hopper (ve lo dico già, è roba parecchio lunga, solo per chi ha un po’ di tempo a disposizione, ma credo che meriti).

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Questo è quanto, da domani si comincia in corrente, senza più pistolotti interminabili e poco sintetiche sintesi.

E senza polpettoni auto-celebrativi, categoria alla quale questo post può tranquillamente ascriversi.